La vitiligine è una malattia caratterizzata dalla comparsa sulla pelle di macchie bianche nelle quali manca il pigmento. La colorazione della pelle (pigmento), è dovuta alla produzione della melanina, prodotto e contenuto da cellule chiamate melanociti. Nella vitiligine i melanociti non producono la melanina.
La parola vitiligine deriva dal latino “vitium” (macchia, imperfezione, guasto), o da “vitelius” bianca come la carne di vitello.
Cause
A tutt’oggi non è conosciuta la causa della vitiligine, anche se si ipotizzano fattori autoimmuni e predisposizione genetica. In alcuni pazienti si associano malattie della tiroide, ma una cura della disfunzione tiroidea, non garantisce un miglioramento della vitiligine.
E’ oramai accertata una causa psicosomatica. Lo stress, il nervosismo, possono infatti peggiorare la malattia.
Il sole, prima considerato causa di aggravamento della vitiligine, in certi casi può essere sfruttato come coadiuvante in alcuni trattamenti.
Traumi
I pazienti affetti da vitiligine devono evitare qualsiasi tipo di trauma fisico (grattamento, graffi, bruciature, ecc.). Difatti la vitiligine insorge sovente su ferite rimarginate di recente. Questo fenomeno è conosciuto col nome di Isomorfismo reattivo di Koebner.
Bisogna quindi evitare l’uso di manicure, piercing, tatuaggi, cerette a caldo, ed ogni tipo di ferite sulla pelle.
Sedi
Non c’è zona del corpo che non possa essere colpita dalla vitiligine. Le chiazze sono spesso disposte in modo simmetrico.
La vitiligine interessa prevalentemente le zone del corpo intorno ad aperture (bocca, occhi, ano, genitali) e nella zona periungueale (attorno alle unghie), e più in generale: viso, collo, mani, avambracci, inguine.
La fototerapia
Oggi la terapia d’elezione nella vitiligine è considerata la fototerapia o raggi UVB a banda stretta (narrow band). Il termine “banda stretta” significa che la lunghezza d’onda dell’ultravioletto è limitato a 311 nm (nanometri), curativa della vitiligine.
Il paziente espone agli Ultravioletti le sedi da trattare, per pochissimo tempo (secondi o minuti), a seconda del fototipo (carnagione chiara o scura). La frequenza delle sedute varia da due a tre volte alla settimana. Il periodo di cura dipende dalla severità dei quadri clinici.
In genere è di circa tre mesi, seguito da sedute di mantenimento.
I risultati sono variabili. In genere le lesioni del viso, specie le palpebre, rispondono in modo eccellente, con una percentuale di repigmentazione del 65% (foto 1-2).
La zona delle gambe può, in alcuni casi, essere resistente, 47 % (percentuale di repigmentazione).
La comparsa di piccoli puntini scuri sulla macchia bianca, è un segno di riposta positiva alla terapia (foto 3-4).
Il momento della prima visita ed un’accurata raccolta dell’anamnesi (storia clinica), è fondamentale per scegliere la migliore strategia terapeutica.
Ovviamente, sarà soltanto lo specialista dermatologo a scegliere questo. o altri tipi di trattamento. La fototerapia non presenta nessun effetto collaterale ma è un atto medico!
Deve essere praticata e gestita solo dallo specialista dermatologo.
Le lampade ad ultravioletti “faidate” o i lettini UV dei centri estetici non hanno nulla a che fare con la fototerapia.
Terapie associate ed alternative
In alcuni casi è utile associare alla fototerapia l’applicazione locale di creme a base di tracolimus o pimecrolimus. I corticosteroidi topici si possono associare alla vitamina H1 (acido paraminobenzoico) e al betacarotene. Fra gli integratori, i migliori risultati si hanno con l’ubichinone, il selenio, la vitamina E. Altre sostanze stimolanti la produzione di melanina sono la fenilalanina e la kellina
Curiosità
Per la scoperta della fototerapia, nel 1903, fu assegnato il Premio Nobel per la Medicina, al danese Nyels Ryberg Finsen, ma l’invenzione originale si deve al medico siciliano Antonino Sciascia nel 1894. (Fig 5)
Si veda Francesco Bruno: Antonino Sciascia: inventore della fototerapia. Ma nessuno lo sa! Bruno F. Antonio Sciascia: the inventor of phototherapy, but nobody knows it! JPD vol 1, n. 3, September-December 2005 Pag.41
Gaetano Savatteri “I Siciliani” Editori Laterza gennaio 2005 (fig.6)